Le storture all’esterno del Centro Commerciale “Le Colonne” – La denuncia dei politici

La facilità di accampamento dei rom, e non è la prima volta, oramai è diventato un fenomeno da non sottovalutare, nel centro commerciale Le Colonne di Brindisi sono accampate  più di 10 camper e roulotte.
Per questo dopo il sopralluogo di stamane, unitamente al coordinatore provinciale Paolo Taurino,  abbiamo deciso di segnalare il tutto.
L’ accampamento Rom, con roulotte e camper parcheggiati nell’area del centro commerciale, non sarà il futuro del nostro territorio nè quello che vogliamo.
Un sentito ringraziamento va al comandante della Polizia Municipale dott. Teodoro Nigro il quale,  nonostante le difficoltà derivanti dalla carenza di organico e mezzi, in meno di 24h dalla nostra segnalazione,  ha iniziato le operazioni di sgombero e liberato il parcheggio dai Rom.
Alessandro Tateo , Comunicato stampa “Noi con Salvini Brindisi” –  7 luglio 2017 

A Dio, caro zio Teodoro

aaSe un cristiano potesse scegliere il giorno della sua morte probabilmente penserebbe alla ricorrenza della Pasqua: in quel giorno Cristo vince la morte e ci rende partecipi della sua Risurrezione aprendoci le porte del Paradiso. Ebbene oggi, domenica 27 marzo 2016, Pasqua, è morto mio zio,  Teodoro Tedesco, brindisino, classe 28.

Nei necrologi e nei manifesti -laddove ancora questi si usano- un tempo era frequente la espressione “Cristianamente,  come visse,  e munito dei conforti religiosi è morto…” : tale frase calza a pennello per lui: una vita -una lunga vita- vissuta in modo garbato, premuroso, laborioso, cristiano.

Scrivere un ricordo di lui in un blog semisconosciuto può apparire un azzardo: chi, oggi,  a Brindisi, conosce Tedesco Teodoro? Lasciò la sua città ragazzo -diciottenne- per servire la Patria nella Polizia di Stato e Milano divenne la sua città: lì conobbe una giovane e bella friulana bionda -che sposò e che gli diede Adriana e Paolo, miei cugini- e lì oggi è morto, serenamente e, come detto, cristianamente.

Pertanto oggi la sua Brindisi, tranne noi suoi parenti, non sa che un suo figlio è volato in Cielo. Chi usa l’espressione “sciabbicoto” come sinonimo di “rozzo” oppure “zambro” spesso non conosce neppure l’etimologia di questo termine. Che rinvia a quella che era una delle zone più antiche e caratteristiche di Brindisi – il rione Sciabiche- che sorgeva lungo il seno di Ponente.

Storici locali od anche iniziative spontanee di cittadini -spesso usando i social media- rievocano pezzi di vita autenticamente brindisina. Ed è un bene. Ma, complessivamente, si va perdendo lentamente il ricordo: si assottiglia il numero delle persone che son nate, cresciute vissute lì, per ovvie ragioni anagrafiche.

Eppure un tempo, neppure troppo lontano, era quello – il rione Sciabiche- il cuore pulsante della città: lì mio nonno, Tedesco Teodoro pure lui (e come non vedere il quel nome di battesimo un forte richiamo al santo Patrono della città) come altri giovani laboriosi, artigiani e con un pizzico di sana voglia di impresa, metteva su una bottega per costruire barche, barche destinate ai tanti pescatori di Brindisi.

E dopo la dolorosa esperienza , in età ancora giovane, della vedovanza Tedesco Teodoro sposa mia nonna Antonietta Stea “sciabbicota” pure lei. E nascono, uno dopo l’altro, tanti figli: figli che sono essenzialmente dono di Dio. Alcuni muoiono in tenera età -cosa purtroppo frequente ad inizio Novecento- altri “resistono”: Teodoro, Raffaele, Carolina.

Carolina è la mia mamma, nasce nel ’32: neppure il tempo di vedere la sua Lina compiere due anni che il 1° settembre del 1933, mentre la città festeggiava il suo Patrono, Tedesco Teodoro – Mestru Ghiatoru- muore prematuramente. Resta vedova mia nonna Tetta con tre bimbi piccoli. E’ la vita, dura a volte.

Il tenore di vita cambia per la famiglia e soprattutto c’è la indelebile esperienza di restare orfani: zio Teodoro, il più grande, di anni ne aveva quasi sei, zio Raffaele quattro e la mia mamma diciassette mesi. Un piccolo grande dramma: un dramma che è tale -e tale resta- quando si perde un genitore perché muore. E la morte è un fatto naturale.

[Ma è un dramma anche quando viene a mancare un genitore per un capriccio egoistico degli adulti (si, adulti capricciosi: una paradossale realtà): altro che emancipazione della donna o conquiste di civiltà o progresso… il divorzio è una piaga, ed è un fatto culturale non naturale].

Il lettore non si intimorisca: non verrà narrata una lunga storia strappalacrime: si vuole solo ricordare Tedesco Teodoro, classe ’28, figlio di Tedesco Teodoro, che oggi, il Giorno di Pasqua, è nato al Cielo. Ed io ho voluto dirlo.

A Dio, zio Teodoro!

Cognomi a Brindisi – Guadalupi e poi?

BRINDISI veduta aereaTutti i brindisini (o quasi tutti) sanno che il cognome largamente più diffuso in città è Guadalupi. Segue, ma ben distanziato, Greco. Il terzo cognome per diffusione è Saponaro. Questo il podio: seguono altri cognomi molto diffusi ma non ci sentiamo né di dare cifre esatte. Li menzioniamo così , senza voler rappresentare una graduatoria.

Eccoli i cognomi più diffusi (dopo Guadalupi, Greco e Saponaro): Bruno, Corsa, Iaia, Quarta, Romano, Santoro, Semeraro. Riguardo quest’ultimo cognome –Semeraro- va detto che esso è il più diffuso, in assoluto, in tutta la Provincia di Brindisi. Ultima curiosità: a livello regionale il cognome più diffuso in tutta la Puglia è Greco.

SANT’ELIA – Perde il controllo dell’auto e abbatte muretto

FOTO Incidente via De NittiS Non è la prima volta che un incidente causa il parziale abbattimento del muro di cinta di quel condominio.   Già qualche mese fa un auto, nottetempo, per cause mai conosciute in modo compiuto, andò a sbattere contro il medesimo muretto cagionando un piccolo crollo dello stesso. In quel caso si trattava del versante che dà su via Arturo Tosi. Ieri,martedì 30 dicembre,  invece, intorno a mezzogiorno, una autovettura è andata a sbattere dal lato di via De Nittis, all’altezza del numero civico 8.
Fortunatamente il conducente ha preso solo un bello spavento e pochi danni all’autovettura e, ancor più provvidenzialmente, in quel frangente non vi erano altre auto che transitavano e soprattutto non vi erano pedoni sul marciapiede che costeggia il muretto.

Da quanto si è appreso la vettura proveniva da via Tosi ed aveva appena svoltato per imboccare via De Nittis quando, forse per la vista di un animale, avrebbe perso il controllo dell’auto andando a sbattere contro il muro di cinta del condominio causando il crollo di una porzione di esso (come evidenziano le foto tratte dal sito “Brindisi Report”).

Il muro divelto in via De Nittis-2

Droga a Sant’Elia – Due fratelli, già ai domiciliari, nuovamente beccati dai Carabinieri

Quartiere Sant'Elia - cartelloAncora droga al rione Sant’Elia. I Carabinieri, nel loro prezioso lavoro di controllo, prevenzione e repressione, hanno individuato nel popoloso Quartiere brindisino l’ennesimo reato legato alle sostanze stupefacenti. Gli uomini del Nucleo operativo e radiomobile del Comando Provinciale di Brindisi si sono recati presso il domicilio di due persone, già sottoposte al regime degli arresti domiciliari per reati legati alla detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, per i normali controlli periodici.

I militari, al comando del tenente Luca Colombari responsabile del Norm di Brindisi da soli tre mesi, hanno ritrovato presso l’abitazione di N.C. 49 anni e di suo fratello minore C.C. di 43 anni, 19 grammi di hascisc ed anche  vario materiale atto al  confezionamento, ma non solo: i carabinieri hanno  trovato anche mille euro in contanti. Il denaro  sarebbe il provento di attività illecita legata alla droga. Soldi ed hashish sono stati sottoposti a sequestro, i due fratelli,  che restano agli arresti domiciliari, sono stati denunciati alla Autorità giudiziaria.

Il Vescovo di Brindisi: “non comprendiamo i modi con cui Dio ci viene incontro”

Vescovo CaliandroCarissimi figli e figlie,

l’approssimarsi delle festività natalizie e l’arrivo di un nuovo anno sono un’occasione propizia per soffermarci a riconsiderare con più attenzione il nostro tempo e la nostra vita. Ciascuno, nella propria storia personale, avrà aggiunto altri passi del suo cammino, alcuni importanti, altri forse decisivi.

Anche lo scenario storico nazionale e internazionale ci ha presentato delle situazioni molto delicate e difficili, venute a determinarsi a causa di molteplici fattori, che ci sfuggono nella loro complessità. Tanti, troppi episodi di cronaca ci hanno segnato nel profondo, portandoci a coltivare speranze di risoluzione e attendere venti di pace e giustizia, concordia e solidarietà.

Anche la vita della nostra comunità diocesana è stata segnata da accadimenti non facili da affrontare, per la responsabilità che la Chiesa ha ricevuto, per mandato del Signore e che la stessa società civile le riconosce, quale riferimento religioso e morale.
Il Natale è certezza di Dio che si rende presente dentro la nostra storia. A noi sembra spesso molto strano o difficile comprendere i modi di agire con cui ci viene incontro. Un passo del vangelo secondo Luca dice che anche «il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui».

Una parola profetica che li raggiunge, ma riguarda tutti noi, lascia intravedere cosa sarà del Messia bambino: «Egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti… e come segno di contraddizione, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori» (Lc 2,33-34).

Accogliere il Signore nella nostra vita, vivere il Natale è un invito a lasciar entrare il suo amore e la sua verità tra i nostri pensieri, i nostri progetti, nelle nostre relazioni. Abbiamo bisogno di far nascere Gesù come nuovo «segno di contraddizione», tra i limiti dei nostri criteri e riferimenti umani e la bontà e bellezza illimitata dell’amore purissimo e originario che si offre a noi nel Dio bambino.

Quando Cristo entra realmente nel nostro cuore non può lasciarci tali e quali, immersi in vite chiuse al potere di Dio salvatore! Se avremo il coraggio di aprirci al Dio della verità e dell’amore allora nascerà anche l’esigenza di aprirci al mondo, all’altro, non con sguardo di giudizio, di utilità, sfiducia e diffidenza, o ancora indifferenza, ma con uno spirito trasformato e rigenerato alla sorgente del bene.
Cristo non è solo questo segno di contraddizione, ma anche il grande segno della misericordia di Dio. Il Santo Padre Francesco ha invitato tutta la Chiesa a «contemplare il mistero della misericordia. È fonte di gioia, di serenità e di pace…

Ci sono momenti nei quali in modo ancora più forte siamo chiamati a tenere fisso lo sguardo sulla misericordia per diventare noi stessi segno efficace dell’agire del Padre» (MV 2-3). Figli cari, lasciamo che la misericordia del Signore ci tocchi e ci coinvolga. Se nel mondo si grida al terrore, noi vogliamo invocare e vivere la misericordia del Padre! Se ci confonde e ci ferisce l’immoralità e l’ingiustizia, la misericordia ci ristabilisce nella pace, ci richiama ad una guarigione interiore che è dono di Dio, ma anche risposta più fedele e sincera del cuore umano.
Questo Natale e il nuovo anno, siano per noi una possibilità nuova per incontrare Gesù, «volto della misericordia del Padre» e per portare a tutti la bella notizia che anche nella prova, nelle delusioni e amarezze che incontreremo, il Figlio di Dio resta segno della speranza che non delude, promessa di un mondo salvato e redento dall’amore divino.

† Domenico Caliandro
Arcivescovo di Brindisi-Ostuni